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troppi laureati...io infatti non c'ho la laurea, però lavoro...;-)
scherzo ne, ora mangio ma dopo leggo e commento
Si ma cosa mangi... mangi per vivere o vivi per mangiare?
non si trova più un idraulico bravo, manco a pagarlo
ps ok l'articolo, ma la foto non si vede...:(
certo se si laureano tutti a palazzo nuovo, 5 anni a farsi le canne, poi te credo che nun se li pija nessuno! >;-)))
ovviamente scherzo.
ma è più o meno il pensiero (da me NON condiviso) espresso qualche anno fa da un mio collega dottorando ingegnere quando uno studente delle superiori in odore di iscrizione gli ha chiesto se era difficile il poli... la risposta è stata "guarda, se vuoi ti iscrivi a palazzo nuovo, ti fai le canne per 5 anni, non studi un cazzo, ti danno la patacca e poi vai trovi lavoro in un call-center". Questo per dire che dall'ambiente universitario in cui sono immerso io possono venir fuori solo luoghi comuni, per cui mi astengo da ogni commento.
Tornassi indietro comunque NON rifarei il poli.
La foto e` una statistica inutile del 2000. Le aree blu scuro sono quelle con maggiore disoccupazione. Per la prima volta da quando mi ricordo mi sembra che questa statistica rispecchi in un qualche modo la realta` italiana.
La fonte dei dati e` Almalaurea a cui si e` obbligati ad iscriversi quando ci si laurea, per cui credo sia attendibile.
xAlba: mi volevano obbligare a fare il Politecnico. Ho detto: "Piuttosto non vado piu` a vedere il Toro". E sono andato a lavorare in fabbrica.:)))))
purtroppo la favoletta di palazzo nuovo è abb. vera, per la stragrande maggior parte delle persone. sono più interessanti i "discorsi" collaterali che...la didattica. io penso di aver fatto sp seriamente, ma devo dire che mi ha insegnato abbastanza poco. se non avessi fatto esperienze lavorative/scuola dasuperleader/stagesss sarei un babbo di minkia ancora peggiore
sono per l'università selettiva con strutture "altre" che instradino i giuovani a lavorare assieme, a sminkiare assieme, a "intraprendere" assieme. l'ho visto con i miei occhi, non funziona sempre, ma ogni tanto funziona.
L astragrande maggioranza delle persone che conosco io a PN si e` fatta un bel culo per laurearsi. Pero` probabilmente il mio campione e` minato dalla corrente reazionaria che si insinua tra gli studenti lavoratori, ben noti per rovinare la didattica, occupare le aule e dar fastidio agli esami.
Non so, ho fatto filosofia. La gente era talmente fuori che non si rendeva conto nemmeno di essere a palazzo nuovo. Io compresa. Quindi niente canne, ahimé. Però dai non mi è andata male.
Io credo che l'Università serva a farsi una cultura, non a imparare un mestiere.
A parte il ricercatore, lo scienziato nucleare, il medico etc etc, non credo esistano lavori che non si possano imparare dopo (pochi) mesi di apprendistato.
e` la stessa cosa che mi dice un controller laureato in ingegneria gestionale. "All`Universita` ho imparato a studiare".
Il problema e` che non ci sono troppe possibilita` finita la laurea, almeno a mio avviso. Certo se conosci hai la possibilita` di inserirti in certi ambienti.
il giurista, l'architetto, l'ingeniere, l'economista, ....
se avessi imparato più cose all'università sarei più flice, ok ho imparato un metodo. ma quando mai me l'hanno spiegato?
io ho imparat parecchie cose in francia e devo dire che mi dispiace che l'università italian non le valorizzi.
lavorare in gruppo, parlare in pubblico, fare una ricerca, presentare un progetto...sono cose non constrastano con la cultura, si imparano persino a tour dove, come tutta l'università francese il livello è veramente basso.
mi ricordo le lezioni di sociologia in cui il prof ci teneva per le palle, interrogazioni a sorpresa, esperimenti, coinvolgimenti vari, ricerche...quella è l'università che voglio, con gente motivata, non un cazzo di parcheggio dove chi investe energie, tempo e soldi non ricava altrettanto
poi sarebbe bello che "una cultura" bella solida la cominciasse a dare il liceo, in questo io son stato fortunato, ancora di più i miei compagni...:)
se hai una cultura, ma ti manca il resto (spirito d'iniziativa, capacità di relazionarti, di proporti...) e finisci in un call center o a fare un lavoro del cazzo (che ne so vendere fumetti) il tuo senso di frustrazione aumenta e la società appassice (culturalmente intendo).
lo spirito d'iniziativa lo si insegna?
Io le presentazioni le ho imparate a fare al lavoro guardando (copiando? Migliorando?...) quelle dei colleghi, e gli incontri a Francoforte quando al primo secondo mi ero già sudato tutto il vestito nuovo... E pure davanti all'amministratore delegato.
Hai ragione tu: i vari Renzo Piano e Padoa Schioppa OK. Ma per fare il lavoro di un controller o di un commerciale in un'azienda qualunque basta e avanza il trining interno.... E allora che magari uno impari qualcosa sull'economia, sulla storia dell'economia all'università e non solo a fare presentazioni in powerpoint....
viva l'università libera anche per i ceti meno abbienti.
ok, dico la mia. Cerco di limtare lo sfogo, che altrimenti sarebbe lunghissimo.
punto 1. se i laureati non trovano lavoro o sono pagati poco e niente, e in tanti emigrano (leggetevi il blog messo su da repubblica - viene da piangere), io credo la colpa sia più che altro del mondo del lavoro e NON dell'Università. Le imprese in grande misura non capiscono neanche le competenze che un laureato ha, e quindi non le richiedono. Moltissime imprese reclutano laureati e/o diplomati, come se fosse la stessa cosa; e tra i due, preferiscono i diplomati e poi li formano loro. Forse questo ha un senso - vedi ciò che dice wizzy - ma la cosa impressionante è che in altri apesi esistono sia imprese del "tipo italiano", che vogliono gente di medio livello, SIA imprese diverse, che cercano i migliori, e che, di conseguenza, li PAGANO. In Italia, per quello che ho visto mi hanno raccontato etc (tacendo del meridione dove pare ci sia il nepotismo assoluto) anche le imprese che cercano i migliori tendono a pagarli il meno possibile. La mia domanda è sempre più questa: dove sono i soldi? L'Italia è un paese ricco, forse in declino, ma molto ricco. Il problema è la distribuzione del reddito tra settori, e all'interno di questi. Mi piacerebbe davvero leggere delle tabelle delle retribuzioni relative delle varie categorie. Ho l'impressione che scoprirei che le categorie che guadagnano di più sono quelle al riparo da forti rendite, oppure quelle che si possono permettere di evadere. Sicuro a queste categorie non appartiene la maggior parte dei neolaureati.
punto 2. com'è come non è, l'Italia è uno dei paesi con il più basso ritorno dallo studio al mondo. cioè, ogni anno aggiuntivo di studio che beneficio mi da in termini monetari? in Italia è bassissimo, e in alcuni casi addirittura negativo (es: carriera accademica), e, soprattutto, in costante diminuzione (vedi studio almalaurea). Di nuovo, la mia domanda non è tanto "ma com'è possibile", quanto "perchè?" Chi se li tiene i soldi?
punto3. anche l'università ha delle colpe. Molte, moltissime. Una su tutte: secondo me nond ovrebb essere possibile ridare gli esami più di una volta. E non dovrebbe essere possibile rifiutare il voto. Deroghe potrebbero essere fatte per gli studenti lavoratori (che godrebbero di diritti e doveri a parte e di un'iscrizione a parte). Io sono convinto che questa semplice (ma indigesta) riforma sia la chiave per abbattere l'abbandono dell'università da un lato, dall'altro per dare segnali più chiari al mondo del lavoro. Il segnale più chiaro sarebbe dato dal fatto che tutti finiscono nei 3 anni (più 2) previsti, e giocoforza i voti sarebbero più dispersi, meno appiattiti verso il 110 come sono ora. In alcune facoltà (inclusa la mia) avere 100-110 è una cosa molto diffusa, tanto che non è più un segno d'eccellenza (e ci si deve inventare lodi, dignità di stampa, menzioni etc...). Con voti più differenziati e distribuiti, all'interno di un quadro di riferimento certo (chi si laurea lo ha fatto in 3 anni come tutti), il voto sarebbe un segnale molto più rilevante di ora.
punto4. non voglio fare l'esterofilo: amo il mio paese e ci tornerò appena finito sto periodo a york. Ma anche perchè me lo posso permettere - figlio unico, appoggio totale dei genitori entrambi con una bella pensione, casa di proprietà etc. Però mi chiedo due cose: 1. chi ha studiato e viene da famiglie povere si trova spesso a emigrare per farsi una vita? vorrei avere dei dati ma a pelle mi pare di sì; 2. perchè all'estero le paghe ai nuovi entrati sono più alte? forse perchè da noi l'anzianità di servizio è troppo premiata?
Ora mi documento
caro paolo, qui a Dublino quelli che rimangono per più tempo sono laureati. Se sei figlio di gente appartenente alle classi meno abbienti per farti una vita a Torino dovresti lavorare nell'edilizia. A Torino dove sono i soldi non lo so, ma potrei ipotizzare nelle Fondazioni bancarie.
Qui a Dublino non si sta bene, ma puoi farti una vita.
Mio padre, povero stronzo baracchino fiat, si è costruito una casa. Ora lotta per mantenerla.
Io sono andato via per farmi una vita, stufo dopo 10 anni di lavoro a Torino di aver capito che o lecchi il culo o conosci. Io non ho queste due competenze. Se il discorso è che a Torino puoi vedere il Toro, mangiare bene, usufruire di una offerta culturale decente, di un clima non eccessivamente merdoso per essere al Nord in città, di stare vicino ai tuoi affetti, allora torno. E me ne fotto della mafia, delle lobby del bicchiere di dolcetto a 4 euro, dei trasporti ridicoli, del fatto che ci sono 6 palazzetti e non una squadra di basket, volley,hockey, etc.
Accetto anche che Casacci mi faccia sempre vedere i suoi amici. Che non sempre riesco a considerare Torino una città sicura.
Solo che poi cerco lavoro e mi offrono l'apprendistato dopo undici anni di lavoro. Se però mi fossi accontentato, invece di provare a studiare e dare sfogo ai miei talenti, ora tutto sarebbe meglio. Poi magari avrei ammazzato i miei figli.
Spero di non essere travisato.Ho espresso solo considerazioni personali, che riguardano la mia vita. Non ho gli strumenti per parlare di discorsi generali. E nemmeno l'intelligenza.
Amo Torino. Ma non posso abitarci.
ragazzi, almalaurea ha moltissimi dati. se potessi mettere le mani sul dataset completo, yum yum mi leccherei i baffi.
comunque da quello che si può ricavare dal sito è palese che c'è una correlazione tra durata degli studi universitari e voti conseguiti. Cioè, in media più si ritarda, più la media è alta: non singolarmente, ma nell'aggregato le facoltà dove la si tira più in lungo alla fine hanno medie più alte - è come se gli studenti italini fossero invogliati dal sistema a passare 6-8 a volte 10 anni in uni, e in cambio abbiano un "tutti dottori" e "tutti 110" (0 108 o 106).
Lo so che vi tedio, ma c'è una cosa che mi ha colpito molto.
Il voto medio riportato alle superiori da chi si è laureato nel 2006 è circa 80: ed è quello che ci aspettiamo: i voti sono nel range 60-100, e se sono distribuiti normalmente avremmo la media a 80. Ma, e qui viene il bello, gli stessi voti all'uscita dell'università sono molto sbilanciati verso l'alto: la media-voto per gli esami di questi stessi studenti è poco sopra il 26 (e tra 18 e 30 il punto centrale è 24) e il voto di laurea è 103 (il punto centrale in questo caso è 90). Ok, nessuno si laurea con 80/110. Ma perchè?
Un'ultima cosa: l'età media alla laurea è 28 per il vecchio ordinamento (in cui ci sono lauree sia quadri che quinquennali), 26 per le nuove triennali (lievissimo miglioramento), di nuovo 28 per le specialistiche (3+2=5).
Il mio punto è: alle superiori, che durano 5 anni epr tutti, si vede una distribuzione normale, e quindi il voto è motlo più indicativo di capacità personali (in aggregato, sicuro esistono singoli casi "sbaglaiti"); all'uni, dove si può estendere la durata del corso, e lo si fa spesso e volentieri, la media è molto sbilanciata verso l'alto, e il voto perde molto del suo valore come segnale delle capacità individuali. Volgiamo poi parlre del fatto che la gente in Italia si laurea a 28 anni???
scusate lo sfogo statistico-quantitativo
mi sono laureato a 30 anni. però ci ho messo il tempo stabilito dalla legge. in irlanda non si studia un bel cazzo in confronto a noi. un esame di letteratura italiano vale 6 esami in irlanda. non parliamo poi dei dottori, architetti, ingegneri...
Il problema non è l'università. il problema è il mondo del lavoro italiano. il problema è che ci vuole umiltà poi quando si inizia a lavorare. invece siamo una generazione di fenomeni.tutti presidenti della repubblica dopo 2 mesi. comunque i lavoratori italiani sono di gran lunga i più ricchi di iniziativa qui in irlanda.sarà un caso.
ho messo insieme un po' di info che avee scritto voi.
Le imprese preferisconoun diplomato da formare che un laureato per molti motivi, in primis perchè possono pagarlo meno e in poco tempo "plasmarlo" a piacimento cosa che conferma quel che detto prima, un neo-laureato non ha ancora una professionalità, quindi, non offendetevi, io proprietario di azienda perchè dovrei preferirlo a un diplomato? I casi sono due, o ci si rende conto che un neo-laureato alla lunga raggiunge livelli più alti (ma come dice il wiz, un controller per esempio non ha necessità di avere tutto sto metodo o conoscenza che ti da la laurea) o ci mette meno a imparare il mestiere. Conseguenze? L'università forse deve essere più specialisticae e selettiva in modo da far capire alle imprese i benefici che si avrebbero nell'assumere un laureato, e qui torno alla teoria di Paolo...
sono stato poco chiaro, come sempre, scusate
steo perchè poco chiaro?
secondo me hai ragione da vendere. Il alureato non va bene per tutti i lavori. E le aziende i quel caso fanno bene a preferire un diplomato. Ma il problema è che in Italia anche posti "da laureato" sono occupati da altri - vuoi perchè non c'è voglia di spendere di più, vuoi perchè le imprese non si rendono conto del valore aggiunto di un laureato (supposto che ci sia, e io suppongo che ci sia).
In generale credo ci sia una mancanza di serietà generalizzata in Italia, una mancanza di rispetto per il alvoro degli altri in tanti campi. Se ti faccio un contratto formazione, poi un apprenidstato, poi un cocopro etc.. di fatto non do' la stessa dignità al tuo lavoro. E in Italia è molto facile che un datore di lavoro rifili questa trafila ai "dipendenti".
Ieri sera ho letto che le iene faranno un'inchiesta sul fatto che anche al parlamento gli assistenti etc... sono tutti in nero o copro o precari etc. Conosco un pò quel mondo ed è sicuramente vero. Ed è indicativo di quanta poca serietà ci sia nell'utilizzare il lavoro degli altri.
Dato il mio stato depressivo che mi coglie all´idea di cosa dovrò fare per torvare lavoro quando torno a Torino, vi chiederei di cambiare argomenti e parlare di figa...
sei stato chiaro. soprattutto se la tua azienda svolge un lavoro legato alle conoscenze in certi ambienti, che bisogno hai di avere gente in gamba? laureata o no? se il mercato e` livellato alla mediocrita` non c`e` nessun bisogno di eccellenza.
per "per steo"
difendo la categoria...ma l'ugualianza laureato = + in gamba o diplomato = mediocrità (come detto da te) non è sempre, sempre, vera.
anzi
ah, dimenticavo, firmati por favor ;-)
Non ci siamo capiti.
Inizio io.
FIGA!
TETTE!
CULI COSÌ SODI DA SFONDARE LE SEDIE!
Grazie
to ciapa li
h ttp://www.ilcannocchiale.it/blogs/bloggerimg/20073410125201535.JPG
scusa ma ho la tastiera incastrata. Sicuramente laureato non e` sintomo di eccellenza. Questa cosa la dicono soprattutto i non laureati.
Non ho detto quello che tu affermi, ossia laureato=eccellenza, diplomato=mediocrita`. Ho detto che a Torino non si cerca l`eccellenza, perche` bastano i mediocri in quanto la concorrenza si basa sull`aggancio politico.Poi il lavoro come lo fai non importa.
riga, temo (o forse spero) che la tua valutazione sia legata alla tua esperienza con i nostri amiconi cl, e in quel caso ti dò ragione.
non è sempre così dai, sennò non eccelleremmo in molti settori
naturalmente e` la valutazione personale di 10 anni di lavoro in italia da diplomato :)))) compresi 4 dai ciellini.
una domanda: qualcuno sa dove sono stati inventati gli mp3?
Se non vado errando gli mp3 arrivano da torino dal centro ricerche della telecom. Almeno, io sapevo così. Ma non hanno mai brevettato l´idea. Se non sbaglio era free fin dall´inizio. Al Poli girava questa leggenda
la leggenda è radicatisisma a TO, ma non so se sia vera. Il posto si chiama ora TiLab, sta in via reiss romoli e un giorno ogni due terrorizzano i dipendenti dicendo che forse trasferiscono baracca e burattini a Mil'Ano.
al di là di questa cosa torinese, da recenti notizie di stampa ho appreso che i detentori della licenza sono "Fraunhofer Institute and THOMSON", che però hanno cambiato nome etc...
Che io sappia la licenza È free. Infatti puoi grabbare un mp3 da te senza dover pagare niente.
yes. Il problema ce l'ha chi fa dei lettori mp3, infatti la causa - multimilionaria - è stata fatta da sti tizi a M$oft e Apple e altri produttori di lettori portatili etc. C'era la news su repubblica qualce giorno fa, poi s'è persa.