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Le Théâtre du Grand-Guignol

postato da Magnum PI alle 09:09 di lunedì 15/1/2007
17 commenti (+)

Un articolo geniale, vi prego leggetelo tutto...


ERBA (Como)—La suora, la coppia con bimbo sul passeggino, l’extracomunitario che a gentile richiesta traduce i bigliettini sul cancello scritti in arabo, un papà che fa contento il figlio issandolo sulle spalle per fargli vedere meglio. I tre ragazzi di Cinisello Balsamo che ci sono arrivati con il navigatore satellitare. I due anziani signori dall’aria austera entrambi vestiti di Loden verde e cappello di feltro che arrivano da Desio, di solito alla domenica vanno a Milano a vedere i Legnanesi, ma questa volta hanno deciso di concedersi uno spettacolo diverso. C’erano tutti e c’era di tutto. Nella corte di via Diaz, davanti alla porta dei carnefici e delle vittime, ieri pomeriggio mancava soltanto un sentimento, uno qualsiasi. Non c’era pietà, non c’era commozione, c’era soltanto la voglia di vedere il luogo della strage senza il filtro dello schermo televisivo e di poterlo raccontare agli amici. Erano in trepida attesa davanti al cancello lasciato sguarnito dai carabinieri. Duecento, forse duecentocinquanta, stipati sul marciapiede battendo i piedi per il freddo. La loro fede è stata ricompensata. La provvidenza si è manifestata sotto forma di un inquilino della corte che usciva in auto. La cellula fotoelettrica ha fatto clic, la cancellata si è aperta, loro sono entrati. Mancano le macchie di sangue, ma il resto c'è tutto, dal passeggino di Youssef, alla porta sbarrata dei coniugi Frigerio, sono ancora appese le luminarie natalizie con cui Raffaella Castagna aveva decorato le finestre interne. La ragazza che un quarto d'ora prima aveva lasciato all'ingresso della corte un bigliettino per «l'angelo Youssef volato in cielo» si accalorava al telefono con le incaute amiche che si stavano dirigendo nel centro di Erba per la consueta «vasca» domenicale: «Sbrigatevi, vi dico che hanno aperto, si vede tutto, è una figata ». Gaetano ed Enrico, i due signori di Desio, si guardavano intorno rapiti: «Siamo fortunati — dicevano —. Non ci speravamo, ma è andata bene». Ma perché siete venuti fin qui? «Per curiosità». Suor Domitilla si appoggiava al tettuccio di un'auto parcheggiata nella corte e faceva da Cicerone agli astanti: «Dunque, quello è il garage di Olindo, quindi la stanza sopra deve essere la cucina di Raffaella. Così si capisce tutto». Non ci si abitua mai. Ogni volta ci si illude e ogni volta va peggio. Non erano i quattro gatti che passavano davanti alla villetta di Novi Ligure, non erano i ragazzini che scattavano foto con il cellulare davanti ai mazzi di fiori allineati sul muro della cascina di Casalbaroncolo per Tommaso Onofri, e neppure la folla in coda alla prima udienza del processo alla mamma di Cogne, dove almeno c'era qualcosa da ascoltare. Questa era una moltitudine eterogenea animata soltanto da una curiosità superficiale, da soddisfare in fretta. Erba, ma poteva essere ovunque.
La corte di via Diaz era una deviazione dalle mete domenicali, la visita ad un set televisivo che miracolosamente si è dischiuso ai fan che aspettavano dietro al cancello, un modo perfetto per riempire lo spazio tra il pranzo e l'happy hour. «Diamo soltanto un'occhiatina». Lo stupore della matura signora è finalmente sincero. Dalle scale di fronte è scesa imbestialita un'altra donna, si chiama Claudia, che in questa corte ci vive da anni. «Signori, questa è una proprietà privata, per favore, andatevene altrimenti chiamo i carabinieri». Gli sguardi degli spettatori sono carichi di disprezzo. Questa egoista vuole tenersi tanto ben di Dio tutto per sé. «Andatevene, non siamo mica allo zoo», urla la donna. Le reazioni sono violente. «Stronza, puttana», mormora la ragazza del bigliettino con l'angioletto. Un signore rivendica il suo diritto a rimanere: «Noi non siamo bestie, qui c'è gente che ha sgozzato un bambino». Un altro: «Lei è più cattiva di questa», dice indicando il portone dei coniugi Romano. Fino all'accusa definitiva, che guadagna a chi la pronuncia sguardi di approvazione da parte della folla intorno: «Non ci dica che non li avete sentiti gridare perché era impossibile non sentire». Nessuno si muove, il cancello resta aperto. Nella corte si sta decisamente stretti, ma è come nelle piazze di una volta, dove si socializzava scambiandosi commenti sulle cose della vita. Ad ascoltare si impara anche che la diffidenza è una bestia difficile da domare. «Perché è andato in Tunisia, se davvero aveva paura dei vicini?». « Purtroppo bisogna stare vicini anche a lui». «È un delinquente, ma dalle sue parti avranno almeno un codice d'onore, li deve sterminare». «Alla fine, guarda caso, è lui che ci guadagna e si becca l'eredità della Raffaella». Arriva il marito della signora Claudia, che indossa una uniforme da pompiere. L'autorità emanata dalla divisa inizia a spingere i duecentocinquanta verso l'uscita. Si fa vedere anche un carabiniere, con il classico «circolare, non c'è niente da vedere». Il cancello si richiude. Il pubblico comunque è soddisfatto, spettacolo ottimo e abbondante. E poi è quasi l'ora dell'aperitivo.

Tratto dal Corriere della Sera

Commenti
Wiz alle 10:22 del 15 gennaio 2007
ci sono volte in cui i metodi medievali, come l'olio bollente versato dalle mura, si rivelerebbero come i più efficaci e giusti.
 
Steo alle 10:43 del 15 gennaio 2007
che schifo, che pena.
Solo che tutto ciò è figlio dei metodi usati da coloro che poi ironizzano indignati. Solo i giornalisti che rendono una tragedia un caso mediatico e fanno si che centinaia di idioti imbecilli ignoranti vadano a vedere i luoghi della tragedia come si va a vedere il set di un film.
 
MAGNUM PI alle 11:31 del 15 gennaio 2007
Il migliore è quello che dice: "Purtroppo bisogna stare vicini anche a lui".
 
mamy alle 11:44 del 15 gennaio 2007
Io mi sono beccata una serie di discussioni in materia, tutte alle casse del supermercato. Ma un po' ci rido, meditando seriamente di intraprendere uno studio di antropologia sociale sul "discorso da attesa alla cassa del supermercato" estendibile ad ogni forma di coda. Dev'essere divertente.
:-(((((((((((((((((
 
Wiz alle 12:04 del 15 gennaio 2007
io di solito sto zitto e sembro un tossico e nesusno mi rivolge mai la parola.
Ma immagino che per una mamma con bambina a seguito incinta sia una tattica difficilmente percorribile...
 
MAGNUM PI alle 12:37 del 15 gennaio 2007
Provate con "Eh beh, d'altronde è così!" Funziona di brutto, tronca ogni discorso, anche quello più stupido. Da quando anni fa me l'ha consigliata Palina, lo uso sempre e la mia vita è cambiata! Ora non ho paura di rimanere in ascensore con il vicino palloso, perché tronco tutto sul nascere. Provala anche tu...solo per gennaio riceverai anche uno scalda piedi per bambino, modello con l'alce dell'Ikea.
 
Wiz alle 13:16 del 15 gennaio 2007
http://www.youtube.com/watch?v=tch-xbaIJCs

fuorigioco netto nell'occasione del rigore (e così ci siamo giocati abbiati per parma...) e spinta di adriano nel primo gol di testa... Che grande inter....

PS: il d'altronde è così lo consigliava già a su la testa bebo storti... :)
 
Steo alle 14:18 del 15 gennaio 2007
purtroppo non era fuorigioca
 
Engy alle 15:21 del 15 gennaio 2007
Eh beh, d'altronde è così!
 
Wiz alle 15:29 del 15 gennaio 2007
ma steo, scherzi??????
 
Wiz alle 15:35 del 15 gennaio 2007
mica adriano, mica ibra-abramovic (anche se ininfluente non mi sa...) ma il 3zo bastardo era a 1 metro da adriano: se non è fuorigioco quello!
 
Steo alle 15:46 del 15 gennaio 2007
ehhh??? ma se adriano è solo in un raggio di 5 metri
 
Wiz alle 15:57 del 15 gennaio 2007
ma riguarda il video quello che "ritorna verso l'area" attaccato a adriano.
 
Wiz alle 15:59 del 15 gennaio 2007
quello sarebbe Maicon.
 
Steo alle 16:21 del 15 gennaio 2007
ah quello che torna verso centro campo disinteressandosi dell'azione?
ininfluente
 
Wiz alle 16:29 del 15 gennaio 2007
mah. a me pare a non più di 2 metri da adriano.
Queste cose non le capirò mai...
 
1001·þÊÎÍø alle 03:38 del 18 giugno 2007
ÔõôÑù
 
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