Prof. Ezio Pellizzetti
E' fuor di dubbio, al di là di ogni interpretazione politica e di ogni polemica di parte, che i provvedimenti del governo in materia di Università risultano profondamente penalizzanti specie per quegli Atenei che in questi anni hanno tenuto una condotta virtuosa in tema di impiego delle risorse, badando ad esempio a non superare il limite del 90% nel rapporto retribuzioni del personale/FFO e operando in sede locale, con gli enti territoriali e le fondazioni ex-bancarie, al fine di elaborare progetti di finanziamento per la ricerca, favorire l'inserimento di giovani ricercatori, promuovere l'internazionalizzazione specie ai livelli più alti della formazione universitaria. Con profonda lungimiranza, inoltre, fin dal 2002 l'Università di Torino ha concepito un piano per l'organico, sia relativo ai docenti sia relativo al personale tecnico-amministrativo, che, valutando in anticipo le cessazioni sicure di anno in anno fino al 2012, ha consentito alle Facoltà e all'Ateneo di conoscere con certezza l'ammontare delle risorse disponibili e di utilizzarle nei modi più opportuni in rapporto alle necessità didattico-scientifiche; ciò ha permesso di eliminare motivi di contenzioso all'interno e fra le facoltà, di pianificare a medio e lungo termine il turn-over, di ottimizzare l'attività degli uffici amministrativi con un'adeguata distribuzione delle risorse umane e, inoltre, di celebrare un numero di concorsi (soprattutto di ricercatore, fino al 70% circa del totale delle valutazioni comparative espletate) tale da rinnovare per oltre un terzo in pochi anni l'intero parco docenti dell'Ateneo.
Una simile politica e un simile ricambio hanno avuto ricadute positive anche sui risultati della didattica e della ricerca come dimostrano gli esiti della valutazione compiuta dal CIVR, Comitato di Indirizzo per la Valutazione della Ricerca, resi pubblici due anni or sono (la valutazione riguardava il trienno 2001-2003) ed usati anche nel modello per il calcolo e l'attribuzione del FFO dal CNVSU.
Ora tale sforzo rischia di essere compromesso da scelte che paiono giustificate non da un vero e proprio progetto di riforma e di rinnovamento del sistema universitario italiano, che di riforme organiche e durature avrebbe sicuramente bisogno, bensì da una mera esigenza di fare cassa risparmiando in ogni settore della pubblica amministrazione, compresi appunto quelli della Scuola, dell'Università e della Ricerca, in una prospettiva quanto meno miope del ruolo che formazione, università e ricerca debbono svolgere nella società globalizzata quali esclusivi motori di sviluppo e innovazione. Ciò che soprattutto spiace è che dopo reiterati e assolutamente condivisibili discorsi sulla necessità di applicare metodi meritocratici nella distribuzione delle risorse pubbliche destinate all'Università, si compiano tagli generalizzati e indiscriminati che, di fatto, penalizzano chi è stato virtuoso economicamente e ha prodotto esiti di ricerca apprezzati e ottimamente valutati e premiano chi invece non ha badato a sprechi e ha prodotto risultati scientifici meno esaltanti.
Su un altro versante il blocco del turn-over al 20% rappresenta un grave pregiudizio per le speranze di molti giovani in procinto di accedere alle carriere della ricerca e sicuramente alimenterà, per un verso, nuove massicce fughe di cervelli all'estero e, per l'altro, sottrarrà generazioni di validi giovani all'attività scientifica pubblica con enorme danno per il paese. Sembra cioè di percepire nelle scelte del ministero un'attenzione tutta diretta alla contingenza economica, che impone di limitare al massimo e senza discrimine la spesa statale, e una visione non corretta e non accorta del ruolo dell'Università pubblica, che - a mio avviso - continua ad essere il perno del nostro sviluppo in senso scientifico, economico, civile ed etico, specie in una realtà come quella italiana ove le industrie sono di dimensioni troppo modeste per affrontare in proprio le spese per ricerca e innovazione o - ancor meno - per finanziare fondazioni universitarie private.







Stefina, stai facendo le barricate?
Sono molto contenta che anche Palazzo Nuovo si sia svegliato.
Tra l'altro, a sentire un po' le voci della piazza in questi giorni, c'è di che esser contenti. Mi sembra una bella generazione questa, intelligente, attenta, critica ma non distruttiva.
Scuola, Berlusconi attacca
"La polizia nelle università"
http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009-2/parla-premier/parla-premier.html
vista la mia crisi esistenziale (v. post della tarte tatin) continuo a mobilitarmi ma con tanti ???? nella testa. Oggi c'è stata assemblea indetta da alcuni collettivi e dal coordinamento precari dell'università senza cercare il coinvolgimento delle altre componenti. Risultato: 300 studenti davanti al rettorato. ambè. Non dico che dovessimo aspettare la data proposta dal rettore (14 novembre), ma almeno cercare di passare dalle sedi allargate delle varie facoltà! Vabbè, si sa che le mobilitazioni le organizzano i più attivi e meno prudenti, e forse è giusto che sia così
centra poco, ma
oggi per lavoro leggevo i programmi finanziati dalla prov. per l'integrazine degli immigrati...tutti progetti che riguardano decine, se non centinaia di persone. progetti che se non vengono finanziati semplicemente non hanno luogo. ebbene quanto costano, mediamente l'uno (durata un anno o poco più)? dai 15000 ai 20mila euro
ora quanto costa lo stipendio annuo di un poliziotto di infimo livello? sicuramente almeno 22-24 mila euro, almeno e se ha già un po' di anzianità...?
ed allora io dico fanculo alla politica che ficca i playmobil ovunque
Ste occhio agli sbirri in uni: forse il senso del sogno era profetico. Devo portarti una tar tatin con una lima in carcere quando ti sbattono dentro i caramba per l'occupazione... ;)
anche io ho mille dubbi; non sto manifestando perchè sono talmente dal culo con la tesi che se non mi muovo mi sbattono fuori for good, gelmini o non gelmini :(
il dubbio principale è: difendendo lo status quo difendo una situazione che fa oggettivamente schifo. Però la riforma a colpi di codicilli in finanziaria mi costringe a dfendere la barca con tutti i suoi occupanti; è inutile che ci si illuda "cambieranno molte cose..." perchè se si difende la barca, la si difende così com'è... e mille altre, ma non vi tedio
mah, secondo me, di fronte a una proposta come quella presentata dalla Gelmini, non è tempo di fare sofismi.
Si sta cercando neanche troppo velatamente di spingere per consegnare le università pubbliche in mano alle fondazioni private; si denuncia l'eccessiva decentralizzazione degli Atenei (giustissimo), ma di contro non si affronta la questione delle agevolazioni per gli affitti degli studenti fuori sede (è così in buona parte d'Europa: poche Università, spesso fortemente specializzate per indirizzi di studio, e grandi agevolazioni per la mobilità degli studenti); si tagliano abbondantemente i fondi per dottorati e ricercatori; si bloccano di fatto le assunzioni per i ricercatori;...
Non si tratta di difendere lo status quo, si tratta, come presupposto basilare per mettere in discussione e ricostruire successivamente tutto il resto, di affermare il principio dell'Università libera, dell'Università come bene pubblico fruibile potenzialmente da tutti indipendentemente dall'estrazione socio-economica, dell'Università e della scuola in generale come motore di crescita del nostro Paese.
L'esito della battaglia di oggi attorno a questo tema segnerà più di molte altre questioni il nostro futuro di domani.
Forse ho trovato un mio posticino in questa battaglia che condivido ma che non mi lascia del tutto in pace la coscienza. La facoltà di scienze politiche ha costituito un gruppo di lavoro per la riforma, misto (docenti, ricercatori, precari della ricerca, studenti. mancano ancora il personale amministrativo e i precari amministrativi), che ha il compito di sostenere le manifestazioni e allo stesso tempo lavorare a medio-lungo termine su proposte serie di riforma generale del sistema universitario.
Mi sembra un buon inizio...
brava!
sì, suona decisamente bene. Devo dire che vi invidio un po', è una battaglia, questa, che vorrei combattere anch'io in prima persona :)
Stefina: bello, mi sembra la direzione giusta. Vorrei aver tempo, ma non ne ho :( la prossima settimana mi troverò un posto purio. (lo so, sembra ridicolo, la rivoluzione non attende et cetera. Ma è così).
La cosa davvero importante è che il 30 ottobre scendiamo tutti in piazza con la manifestazione della scuola. Lo sciopero degli universitari invece è fissato per il 14 novembre.
Il 28 arriva la Gelmini a Torino, ma la manifestazione che hanno indetto gli studenti non è stata autorizzata. Vedremo...