questo
Caro Sergio, Non posso nascondere l’emozione provata quando ho trovato la sua missiva, ho pensato fosse la comunicazione di un nuovo periodo di cassa integrazione e invece era la lettera del «padrone», anzi, chiedo scusa: la lettera di un collega.
Ho scoperto che abbiamo anche una cosa in comune, siamo nati entrambi in Italia. Mi trova d’accordo quando dice che ci troviamo in una situazione molto delicata e che molte famiglie sentono di più il peso della crisi. Aggiungerei però che sono le famiglie degli operai, magari quelle monoreddito, a pagare lo scotto maggiore, non la sua famiglia. Io conosco la situazione più da vicino e, a differenza sua, ho molti amici che a causa dei licenziamenti, dei mancati rinnovi contrattuali o della cassa integrazione faticano ad arrivare a fine mese. Ma non sono certo che lei afferri realmente cosa voglia dire.
(continua nei commenti)
Massimiliano Cassaro
24 luglio 2010
contro questo
FAENZA - Chiude lo stabilimento Omsa di Faenza. I 350 dipendenti saranno costretti a mantenersi con la cassa integrazione, dato che la Golden Lady Company, il gruppo proprietario del prestigioso marchio calzaturiero, ha deciso di spostare lo stabilimento in Serbia. A quanto pare i dirigenti aziendali nei giorni scorsi hanno formalizzato un accordo con il ministro dell'Economia e lo sviluppo regionale serbo Mladjan Dinkic per l'apertura di uno stabilimento in loco.
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(continuazione lettera)
Quel che è certo è che lei ha centrato il nocciolo della questione: il momento è delicato.
Quindi, che si fa? La sua risposta, mi spiace dirlo, non è quella che speravo. Lei sostiene che sia il caso di accettare «le regole del gioco» perché «non l’abbiamo scelte noi».
Chissà come sarebbe il nostro mondo se anche Rosa Lee Parks, Martin Luther King, Dante Di Nanni, Nelson Mandela, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, Emergency, Medici senza Frontiere e tutti i guerrieri del nonostante che tutti i giorni combattono regole ingiuste e discriminanti, avessero semplicemente chinato la testa, teorizzando che il razzismo, le dittature, la mafia o le guerre fossero semplicemente inevitabili, e che anziché combatterle sarebbe stato meglio assecondarle, adattarsi.
La regola che porta al profitto diminuendo i diritti dei lavoratori è una regola ingiusta e nel mio piccolo, io continuerò a crederlo e a oppormi.
Per quel che riguarda Pomigliano, le soluzioni che propone non mi convincono. Aumentare la competitività riducendo il benessere dei lavoratori è una soluzione in cui gli sforzi ricadono sugli operai.
Lei saprà meglio di me come gestire un’azienda, però quando parla di «anomalie» a Pomigliano, non posso non pensare che io non conoscerò l’alta finanza, ma probabilmente lei non ha la minima idea di cosa sia realmente, mi passi l’espressione, «faticare».
Non so se lei ha mai avuto la fortuna di entrare in una fonderia. Beh, io ci lavoro da 13 anni e mentre il telegiornale ci raccomanda di non uscire nelle ore più calde, io sono a diretto contatto con l’alluminio fuso e sudo da stare male.
Le posso garantire che è già tutto sufficientemente inumano. Costringere dei padri di famiglia ad accettare condizioni di lavoro ulteriormente degradanti, e quel che peggio svilenti della loro dignità di lavoratori, non è una strategia aziendale: è una scappatoia.
Ma parliamo ora di cose belle. Mi sono nuovamente emozionato quando nella lettera ci ringrazia per quello che abbiamo fatto dal 2004 ad oggi, d’altronde come lei stesso dice «la forza di un’ organizzazione non arriva da nessuna altra parte se non dalle persone che ci lavorano».
Spero di non sembrarle venale se le dico che a una virile stretta di mano avrei preferito il Premio di risultato in busta paga oppure migliori condizioni di lavoro. Oppure poteva concedere il rinnovo del contratto a tutti i ragazzi assunti per due giorni oppure una settimana solo per far fronte ai picchi di produzione, sfruttati con l’illusione di un rinnovo e poi rispediti a casa. Lei dice che ci siete riconoscenti.
Ci sono molti modi di dimostrare riconoscenza. Perché se, come pubblicano i giornali, la Fiat ha avuto un utile di 113 milioni di euro, ci viene negato il Premio di produzione? Ma immagino che non sia il momento di chiedere. D’altronde dopo tanti anni ho imparato: quando l’azienda va male non è il momento di chiedere perché i conti vanno male e quando l’azienda guadagna non è il momento di fermarsi a chiedere, è il momento di stringere i denti per continuare a far si che le cose vadano bene.
Lei vuole insegnarci che questa «è una sfida che si vince tutti insieme o tutti insieme si perde». Immagino che comprenda le mie difficoltà a credere che lei, io, i colleghi di Pomigliano e i milioni di operai che dipendono dalle sue decisioni, rischiamo alla pari. Se si perderà noi perderemo, lei invece prenderà il suo panfilo e insieme alla sua liquidazione a svariati zeri veleggerà verso nuovi lidi.
Noi tremeremo di paura pensando ai mutui e ai libri dei ragazzi, e accetteremo lavori con trattamenti ancora più più svilenti, perché quello che lei finge di non sapere, caro Sergio, è che quello che impone la Fiat, in Italia, viene poi adottato e imposto da ogni altro grande settore dell’industria.
Spero che queste righe scritte con il cuore non siano il sigillo della mia lettera di licenziamento. Solo negli ultimi tempi ho visto licenziare cinque miei colleghi perché non condividevano l’idea «dell’entità astratta, azienda». Ora chiudo, anche se scriverle è stato bello. Spererei davvero che quando mi chiede se per i miei figli e i miei nipoti vorrei un futuro migliore di questo, guardassimo tutti e due verso lo stesso futuro.
Temo invece che il futuro prospettato ai nostri figli sia un futuro fatto di iniquità, di ingiustizia e connotato da una profonda mancanza di umanità. (…) Un futuro in cui si devono accettare le regole, anche se ingiuste, perché non le abbiamo scelte noi. Sappia che non è così, lei può scegliere. Insieme, lei e noi possiamo cambiarle quelle regole, cambiarle davvero, anche se temo che non sia questo il suo obbiettivo (…).
A lei le cose vanno già molto bene così.
Sappia che non ha il mio appoggio e che continuerò ad impegnarmi perché un altro mondo sia possibile. Buon lavoro anche a lei.
qualcuno di voi c'è stasera o andate tutti al mare, montagna, crisi di governo?
per quelli che rimangono, aperitivo da jimmy, sotto casa nostra
sì siamo sempre i soliti 3 ebbasta... ;)
io dovrei farcela
Io stasera cinema scegliete voi quello che si va a vede:
http://www.youtube.com/watch?v=S3D0fq4bfow&feature=player_embedded
http://www.youtube.com/watch?v=MdTugx3NcpQ&feature=player_embedded
http://www.youtube.com/watch?v=niq3gJpeDOg&feature=player_embedded
io ho una cena di lavoro..se nn finisco troppo tardi vi raggiungo!
stette, domattina facciamo a e 10, che è meglio :)
In 18 minuti dovremmo farcela alla grande, magari i biglietti li faccio stasera da porta susa, se mi ricordo...
io ci sono da jimmy. a che ora?
uffi io non posso questa sera mi avrebbe fatto un casino piacere :,(
ma martedì facciamo una cena?????????
per il resto: fischiaaaaaa la fineeeee bastardo fischiaaaa la fineeeeee, fischia...
pensavo avessi più coraggio è invece porti la maschera. e lo sai perché? perché hai una paura fottuta di sapere quello che vuoi veramente!
stica sta sceneggiatura l'avrei potuta scrivere io :-)))
Io sarò da Jimmy per le 19.20
"Piazza giochi" è già culto. Mi sorprende che un gruppetto composto dalla Zia, Susanna, e Norma che non voleva però ok non sia andato a vederlo... ;)
Cmq sgualciti non ho capito chi c'è stasera. Io all'apero non ci sono, ma dopo sì. Vi intercetto o state tutta la sera in corso racconigi?
se state tutta la sera in corso racconigi come dei veri gatti randagi passo anch'io dopo cena con due tipelli abbronzatissimi :-)
che ci crediate o no io e Ramons ieri sera abbaimo fatto serata al chiosco di Jimmy bevendo Moretti...
che figata, a me ste situazioni romantico-trash piacciono un casino (lo dico senza ironia). ma dopo avete limonato? (qui ci potrebbe essere ironia ...e invidia :-)
io avrei solo da dire sul fatto delle moretti...